La cantata dei Pastori

di Andrea Perrucci

libero adattamento di Mariano Burgada 1962 - 65 - 67 - 69

 

La Cantata per il Natale ci porta ad un grande af­fresco, della ineffabile, ridicola e tuttavia potente raffigurazione della nascita di Cristo, scritta nel 1698 da Andrea Per­rucci, trionfo dell'immaginazione lus­sureggiante della cultura popolare, splendore di tutti i Natali napole­tani per oltre due secoli ed oggi dimenticata dolcissima usanza, ripresa da questo gruppo con grande passione. E tra le armoniose volute delle scene sacre, si inserisce la storia di due napo­letani capitati a Betlemme nella fatale notte, Razzullo e Sarchiapone, sballottati da surrealistiche avventure tra diavoli in agguato, guerrieri e belve feroci.

Nell'ingenua fe­de che anima la commedia, ma con una sua fine scaltrezza di movimento sce­nico, rappresenta forse il primo esempio di surrealismo teatrale a Napoli: vi si potrebbe riconoscere la matrice di modernissimi esperimenti. Giuseppe e Maria sembrano vagare dunque non per Betlem­me, ben­sì per Spaccanapoli, San Gregorio Armeno, piazza San Gaetano. E non vestono all'uso loro, ma come due poveret­ti della plebe napoletana. Il cerchio si chiu­de, il grande velario luminoso aperto si sul mondo, quella notte di due millenni fa viene a raccoglier­si tutto su Napoli, in un contatto umanissimo e diretto, in un acco­starsi al Gesù bambino come nato in un "basso" del rione; senza media­zioni, senza rituali, in una auten­tica alba purissima della fede.

 

 

 

     

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