Il Medico dei Pazzi

di Eduardo Scarpetta

 

Commedia comica napoletana conosciutissima e ancora oggi ripetutatmente proprosta alle nuove generazioni nella versione filmica con straordinari interpreti come Totò e la Loren, è stata nei tempi una testimonianza di una divertita ed intelligente deformazione di casi reali o probabili. Ed è proprio da questa «verosimiglianza dell' assurdo » che scaturisce il riso degli spettatori, i consensi del pubblico, anche il più smaliziato.
Scarpetta, è stato definito il re del buon umore, ma, più opportunamente sottolinea il D'Amico, Scarpetta è stato il creatore di un tipo, di una maschera nuova, una specie di Pulcinella in borghese: Felice Sciosciammocca.
Questa nuova maschera, ricreata sì, dal modello del mamo (lo scemo più o meno beffato) dell'antica commedia (per cui il Rasi ricorda i precedenti: il Filipeto goldoniano ed il Pippetto giraudiano) è meno fantoccio e più uomo, meno fiabesco e più reale. Pur non avendo lineamenti definiti, assume da un'avventura all'altra caratteri sensibilmente vari, serbando, con lo stesso volto e lo stesso abbigliamento ridicolo, il medesimo vago fondo di napoletana umanità.
Don Felice Sciosciammocca, questa volta non corre dietro alle gonnelle di ballerine o sciantose, non ha di mira la moglie giunonica del suo vicino di casa, ma ha un'unica preoccupazione ed ambizione, la carriera di medico psichiatrico di un nipote che egli ha mantenuto agli studi con la speranza di riceverne onori e decoro.
La commedia racconta, appunto, la visita di Don Felice in città ed il brutto tiro giocatogli dal nipote, che colto di sorpresa dall'arrivo dello zio gli fa passare la pensione dove alloggia per la casa di cura per pazzi allestita con i soldi spediti nel giro di tanti anni.
Questa commedia andata in scena al Teatro Sannazaro il 15 marzo 1906.
 

 

 

 

 

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